Bibliostoria

Lo storico è un profeta che guarda all’indietro (F. Schiller)

Archivio per OPEN ARCHIVES

Repositório Científico de Acesso Aberto de Portugal

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Il Repositório Científico de Acesso Aberto de Portugal (RCAAP) è un open archive che raccoglie e rende disponibili sul web più di 13.000 risorse (articoli, intervenri a convengo, tesi di dottorato e monografie) incluse in 10 repository isituzionali del Portogallo.
Questo è l’elenco degli archivi isitutuzionali presenti nel RCAAP. Questa è invece la maschera da dove effettuare una ricerca (per titolo, per autore, per soggetto, per tipo di documento, per anno di edizione, per lingua e per deposito).
Qui, potete scorrere l’elenco delle risorse digitalizzate di storia.
Se volete saperne di più sugli open archive, guardate i nostri post sugli OPEN ARCHIVE (anche cliccando sulle categorie a sinistra dello schermo).

www.openarchive.eu

www.angeloruta.com
Sei interessato al mondo degli Open Archives?
Vorresti capire cosa e come è liberamente accessibile in rete? E, soprattutto, quali documenti accademici utili per le tue ricerche sono a portata di un click?
Allora visita il portale www.openarchives.eu.
E’ una guida ai repository OAI-PMH realizzata dalla Horizons Unlimited in collaborazione con la University of Illinois (che ha elaborato un registry sperimentale con la lista più completa dei repository OAI-PMH compliant) rivolta a ricercatori e studenti che si avvicinano per la prima volta al mondo degli Open Archives e vogliono farsi un’idea dell’estensione del fenomeno e scoprire i tesori che istituzioni di tutto il mondo (università, musei, biblioteche e archivi) mettono a disposizione gratuita dei navigatori web, utilizzando i protocolli OAI-PMH.

I documenti pubblicati attraverso questo protocollo sono più di 10 milioni e includono gli archivi digitali di istituzioni prestigiose come la Library of Congress, il MIT di Boston, Yale, Harvard negli Stati Uniti e, in generale, più di 1000 istituzioni accademiche, museali e bibliotecarie di ogni parte del mondo.
Openarchives.eu offre due servizi fondamentali:
• Collezioni digitali: permette di ricercare le collezioni digitali realizzate in giro per il mondo con lo standard OAI-PMH
• Oggetti digitali: permette di ricercare direttamente le risorse digitali (testi, video, audio, immagini, ecc.)

Per saperne di più:

  • I post di Bibliostoria sul movimento Open Archives
  • Il sito istituzionale della Open Archives Initiative
  • Il sito OAIster dal quale potrai ricercare in tutti i repository OAI-PMH compliant del mondo
  • Pleiadi , il portale OAI italiano
  • L’elenco degli archivi OAI Italiani
  • Archivi aperti e comunicazione scientifica

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    A proposito di open archive (di cui abbiamo già scritto in questo blog), vorremmo segalarvi l’ultima pubblicazione di Antonella De Robbio:

      Antonella De Robbio, Archivi aperti e comunicazione scientifica, maggio 2007, 416 p.; 21 cm;

    accessibile liberamente sul web dal sito di ClioPress, editoria digitale per la didattica e la ricerca storica, da cui riportiamo la presentazione e l’indice:

    Presentazione
    Negli ultimi anni, i depositi istituzionali di preprint e di pubblicazioni scientifiche (Open Archive) sono diventati tra le esperienze di punta della biblioteca digitale, favorendo il coinvolgimento degli autori e delle diverse comunità scientifiche nella diffusione in rete e nell’accesso libero e condiviso ai risultati della ricerca. In questo volume vengono raccolti alcuni saggi, editi e inediti, che Antonella De Robbio ha dedicato al problema dell’informazione scientifica e alla risposta che ad esso ha dato il movimento per l’accesso aperto. La raccolta si propone un duplice obiettivo: da un lato, di colmare una lacuna nel panorama della carente bibliografia italiana sugli Archivi aperti; dall’altro, di fare il punto della situazione sulla delicata questione del movimento Open Access e della speranza nutrita dai suoi sostenitori che esso possa promuovere la diffusione democratica e tempestiva delle conoscenze scientifiche.

    Indice

    Nicola Madonna, Prefazione
    Riccardo Ridi, Presentazione

    Sezione I
    Infrastrutture comunicative aperte per un accesso all’informazione esteso
    Chi ha creato il primo circuito per la distribuzione e lo scambio di preprint?

    Sezione II
    Open Access o Accesso Aperto
    Open Access al centro dei nuovi scenari di e-governance
    Open Archive per una comunicazione scientifica “free online”
    Autoarchiviazione per la ricerca: problemi aperti e sviluppi futuri
    Proprietà intellettuale nel circuito della comunicazione scientifica “open”

    Sezione III
    E-LIS EPrints for Library and Information Science: un modello di archivio per biblioteche digitali aperte, con Andrea Marchitelli
    Mathematics Subject Classification e schemi correlati nell’ambito di OAI, con Dario Maguolo e Alberto Marini
    L’enciclopedia aperta Wikipedia per la matematica, con Alberto Marini

    Sezione IV
    Secondo workshop OAI in Europa: Gaining independence with eprints archives and OAI
    Gli archivi eprints in Italia
    Open Access alla Conferenza Generale UNESCO – 33.ma sessione – Commissione V – Comunicazione e informazione

    Appendice
    Modelli di comunicazione nella fisica delle alte energie, di Luisella Goldschmidt-Clermont
    Eventi internazionali e nazionali sull’Open Access
    Accesso aperto alla letteratura scientifica (Dichiarazione di Berlino)
    Dichiarazione di Messina
    Manifesto per il sostegno all’Accesso Aperto nelle università italiane
    Analisi dei dati sui repository presenti nel mondo
    Progetto RoMEO

    Vedi anche l’intervista all’autrice su open access e open archives pubblicata sul sito www.scarichiamoli.org e l’open archive E-lis, ottimo esempio di archivio aperto in Library and Information Science.

    Gli Open Archives delle università italiane

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    Anche le università italiane cogliendo le grandi opportunità offerte dall’Open Acess cominciano a dotarsi di Archivi aperti istituzionali.
    Il punto di svolta in questo senso è stato l’impegno assunto dalla Conferenza dei Rettori delle università italiane (CRUI) che ha promosso il workshop “Gli Atenei italiani per l’Open Access: verso l’accesso aperto alla letteratura di ricerca” tenutosi a Messina il il 4 e il 5 novembre del 2004. In quella sede, 31 Rettori di università italiane hanno sottoscritto la Dichiarazione di Messina, che è sostanzialmente l’adesione alla Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities.
    Con questa Dichiarazione ci si propone di di realizzare “possibili direttive o linee-guida che costituiscano la base di una politica istituzionale di sviluppo delle strategie di accesso aperto”; pertanto essa rappresenta un punto di convergenza delle singole iniziative avviate dagli atenei italiani, realizzando di fatto la cooperazione fra i diversi sistemi bibliotecari d’ateneo (SBA), impegnati nello sforzo di rendere operative le strategie OA soprattutto da un punto di vista delle scelte tecniche, fondamentali per uno sviluppo coerente degli Archivi Aperti Istituzionali.
    [Si intende così] dare una risposta a quello che viene considerato il problema di fondo dell’OA nella realtà accademica italiana, cioè la frammentarietà delle iniziative e la scarsa visibilità delle pubblicazioni prodotte dai nostri studiosi: l’obiettivo è quello di dotare le università di normative, criteri di standardizzazione, forme di pubblicizzazione, e investimenti economici che tutelino le pubblicazioni in formato digitale, onde evitare che esse si trasformino in “inutili esercizi di informatica, visti e utilizzati da pochi”. (Giulio Casilio, Gli open archives delle università italiane, in «Bibliotime», anno IX, numero 3).

    ELENCO ARCHIVI ISTITUZIONALI ITALIANI:

    ALM@-DL
    Alm@-DL è la Biblioteca Digitale dell’Università di Bologna. Raccoglie, conserva e rende disponibili in rete collezioni digitali a supporto della didattica e della ricerca.
    Al suo interno:
    AMS CAMPUS
    Deposito istituzionale dei materiali didattici dell’Università di Bologna.
    AMS Acta
    Deposito Istituzionale Open Access per la diffusione dei contributi derivanti dall’attività di ricerca delle strutture dell’Università di Bologna e di enti scientifici a lei collegati.
    http://almadl.cib.unibo.it/

    PISA
    ETD-db (Banca dati delle tesi elettroniche)
    Archivio istituzionale delle tesi dell’Università di Pisa (circa metà dei full-text sono open access).
    http://etd.adm.unipi.it/

    NAPOLI
    FEDOA (Federico II Open Archive)
    E’ l’archivio istituzionale dei documenti digitali dell’Università degli Studi di Napoli.
    http://www.fedoa.unina.it/

    FIRENZE
    ARCHIVIO e-PRINTS
    Archivio istituzionale dei documenti elettronici dell’Università degli Studi di Firenze che contiene i lavori per la didattica e la ricerca prodotti da docenti e ricercatori dell’Ateneo.
    http://eprints.unifi.it/

    IEU/CADMUS
    E’ l’archivio istituzionale dell’Istituto Universitario Europeo con una vasta collezione di materiali di argomento storico.
    http://cadmus.iue.it/dspace/index.jsp

    PADIS (Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza)
    E’ l’Open Archive dell’Università della Sapienza di Roma che contiene le tesi di dottorato discusse nell’Ateneo dall’a.a. 2004-2005 e uno spazio dedicato all’attivitá di ricerca (articoli; preprint; contribuiti a convegni liberamente depositati dai loro autori).
    http://padis.uniroma1.it/

    UNITN Eprints
    Archivio istituzionale dell’Università di Trento.
    http://eprints.biblio.unitn.it/

    UNITS DSpace
    L’archivio dell’università della Tuscia raccoglie: la produzione scientifica (articoli, contributi, pre-print, post-print ecc.) di docenti e collaboratori dell’Ateneo, o risultato di attività di ricerca promossa dall’Ateneo;una selezione di materiali e strumenti realizzati per l’attività didattica dell’Ateneo; tesi di dottorato di ricerca; tesi, tesine ed elaborati degli studenti.
    http://dspace.unitus.it/

    Leggi sull’argomento:

    Giulio Casilio, Gli open archives delle università italiane, in «Bibliotime», anno IX, numero 3
    http://didattica.spbo.unibo.it/bibliotime/num-ix-3/casilio.htm

    Anna Maria Tammaro – Teresa De Gregori, Ruolo e funzionalità dei depositi istituzionali, “Biblioteche Oggi”, 10 (2004), 12
    http://www.bibliotecheoggi.it/2004/20041000701.pdf

    DICHIARAZIONE di MESSINA
    http://www.aepic.it/conf/viewpaper.php?id=49&cf=1/

    Berlin Declaration on Open Access to Knowledge in the Sciences and Humanities
    http://www.zim.mpg.de/openaccess-berlin/berlindeclaration.html

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    Open Archives

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    Gli Open Archives, ossia gli “Archivi aperti”, sono dei server-contenitori organizzati, dove è possibile depositare liberamente i propri lavori scientifici. Sono tutti concepiti in interoperabilità gli uni con gli altri e funzionanti con software libero. Oggi, gli Open Archive possono considerarsi un’alternativa importante all’editoria elettronica commerciale.
    Gli Open Archives sono il frutto dell’elaborazione del movimento dell’Open Archive Initiative (OAI) che “fonda le sue radici nello sforzo continuo per il miglioramento dell’accesso ai documenti negli archivi e-print, attraverso la messa a disposizione di strumenti, software e documentazione (protocolli, standard…) e la promozione di metadati standard”.
    “Gli archivi di eprint, ossia le copie digitali degli articoli prodotti dai ricercatori per la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche, erano presenti in rete dai primi anni Novanta. Tali archivi prevedono il deposito direttamente da parte dell’autore dell’eprint, accompagnato da una breve descrizione dei metadati essenziali per l’identificazione, quali autore e titolo.
    Contrariamente a quanto poteva essere previsto intorno alla metà degli anni Novanta, quando il World-Wide Web ha iniziato la sua espansione nel mondo al di fuori dell’ambiente della ricerca, il fenomeno della distribuzione parallela di eprint negli archivi e articoli corrispondenti nelle riviste referate non ha avuto la diffusione che il potenziale legato alle nuove tecnologie lasciava sperare. Cosa mancava agli archivi di eprint per catalizzare l’attenzione dei ricercatori?
    Nel 1999 nasce a Santa Fe l’Open Archives Initiative, con l’intento di:
    1) sviluppare software open source per l’implementazione semplice e a basso costo di archivi di eprint, o repository (denominati “data provider”)
    2) definire un protocollo di comunicazione fra gli archivi che li rendesse interoperabili, dunque “aperti” alla raccolta
    3) incoraggiare la creazione di servizi centralizzati (denominati “service provider”) per la raccolta (harvesting), l’indicizzazione e il recupero dei metadati associati ai documenti, nonché il link per l’accesso al full-text.
    Gli sviluppi del movimento portano alla creazione dell’infrastruttura tecnologica basata sul protocollo OAI-PMH13, che rende interoperabili gli archivi aperti.”(Susanna Mornati, Istanze “open” nella comunicazione scientifica: open archives. In Proceedings Contenuti Open Source : nuove metodologie per la produzione in Internet di materiale accademico e per l’uso didattico, Milano, Università degli Studi, 2003)
    “Gli «open archives» possono essere distinti in «istituzionali» e «disciplinari ». I primi sono rivolti essenzialmente, sia per l’arricchimento dei depositi che per la loro fruizione, ai dipendenti di un ente o comunque a tutte le persone ad esso collegate (come per esempio gli studenti di una università) e talvolta vengono utilizzati anche per raccogliere e distribuire materiali non strettamente legati alla ricerca ma a carattere didattico o amministrativo. Gli altri sono dedicati a una sola disciplina o argomento e di solito si concentrano sui veri e propri materiali di ricerca, che vengono depositati da studiosi del settore appartenenti a qualsiasi ente, spesso su base internazionale. Tali archivi disciplinari possono seguire un modello centralizzato, con un unico server, o uno distribuito, collegando fra loro più server gestiti da diverse istituzioni. Per reperire i primi basta navigare sui siti delle varie università ed enti di ricerca, mentre i secondi sono spesso rintracciabili attraverso directories e altri repertori di risorse informative dedicati alle varie discipline.” (Fabio Metitieri, Riccardo Ridi, Banche dati: archivi e host computer in Internet in Biblioteche in rete. Istruzioni per l’uso, Roma-Bari, 2005 )

    Leggi sull’argomento:

    Mornati, Susanna (2003) Istanze “open” nella comunicazione scientifica: open archives. In Proceedings Contenuti Open Source : nuove metodologie per la produzione in Internet di materiale accademico e per l’uso didattico, Milano, Università degli Studi.
    http://eprints.rclis.org/archive/00000775/
    Alosi, Benedetta (2005) Dalla crisi della comunicazione scientifica alle strategie Open Access: nuovi modelli di circolazione del sapere
    http://eprints.rclis.org/archive/00004730/

    Alosi, Benedetta (2005) L’Open Access nella letteratura scientifica e le sue strategie
    http://eprints.rclis.org/archive/00003888/

    Spinazzè, Linda (2005) La comunicazione scientifica accademica italiana nel mondo digitale: siti internet, biblioteche digitali, archivi aperti, case editrici universitarie digitali
    http://eprints.rclis.org/archive/00004736/

    Marchitelli, Andrea (2006) Open access per la ricerca e il suo pubblico
    http://eprints.rclis.org/archive/00007312/
    Sito dell’Open Archive Initiative. Informazioni, risorse, programmi, protocolli, standard e tool per gli open archive http://www.openarchives.org/

    INDIRIZZI WEB di OPEN ARCHIVES

    OAISTER
    È la realizzazione di un progetto del “Digital Library Production Service” dell’University of Michigan che ha la finalità di rendere accessibili risorse accademiche “open-acess” (periodici, audio- file, immagini, filmati, dizionari, directory). E’ un harvester che cerca di coprire l’intera rete mondiale degli Open Archives.
    http://oaister.umdl.umich.edu/o/oaister/

    OpenDOAR
    E’ una directory di open archive. E’ possibile la ricerca per nome dell’istituzione che ospita l’archivio o in base al contenuto dei depositi stessi.
    http://www.opendoar.org/

    LIST OF INSTITUTIONAL REPOSITORIES
    http://www.arl.org/sparc/repos/ir.html

    ROAR (Registry of Open Access Repositories)
    E’ il repertorio di Open Archives mantenuto dall’Università di Southampton. E’ possibile scorrere le liste in base alla nazione di appartenenza, al software impiegato o al tipo di risorsa presente negli archivi.
    http://roar.eprints.org/