Bibliostoria

Lo storico è un profeta che guarda all’indietro (F. Schiller)

Open Access

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Anche in Italia, finalmente, si segnala un interesse crescente verso l’Open Access. Con Open Access si si intende la “libera disponibilità in rete della letteratura scientifica e la possibilità per ogni utente di leggere, scaricare, copiare, stampare, distribuire, ricercare, creare dei link ai full text, indicizzare, passarne i dati al software, o utilizzarla per ogni altro scopo legale. Le sole restrizioni poste alla riproduzione e distribuzione, così come per il copyright,in questo ambito, attengono all’esigenza di mantenere il controllo dell’autore sull’integrità dell’opera e il diritto dell’autore ad essere riconosciuto e citato correttamente (BOAI,2002).
L’Open Access nasce fondalmente come risposta alla “serial prising crisis”, ossia alla crisi esplosa all’interno della comunicazione scientifica in seguito all’aumento vertiginoso dei costi delle riviste scientifiche. I costi sempre più alti delle pubblicazioni scientifiche e il contrarsi dei bilanci delle istituzioni innestarono un processo di ripensamento della circolazione del sapere scientifico. Si avvertì l’esigenza di realizzare una nuova modalità di comunicazione che da una parte consentisse di contenere le spese e dall’altra permettesse una circolazione più rapida ed estesa delle idee. D’altra parte, si fece sempre più strada la consapevolezza che “gli ostacoli ad un libero accesso ai contenuti sono ostacoli all’impatto scientifico dei lavori entro la comunità e, a lungo andare, entro l’intera collettività, e conducono ad un rallentamento nella crescita della ricerca scientifica e del progresso tecnologico”.
L’intuizione della Free Online Scholarship, coordinata da Peter Suber, che per la prima volta diffonde l’idea che la letteratura scientifica deve essere “free on-line”, ossia accessibile a testo pieno in rete e libera da ogni ostacolo per la fruizione sia esso economico che tecnologico, dà il via al movimento dell’Open Acess.
La Budapest Open Acess Iniative del 2002 registra la nascita ufficiale del movimento dell’Open Access. Un pubblicazione può definirsi Open solo se:
a) garantisce a tutti i possibili utenti il diritto di accesso gratuito e l’autorizzazione libera, irrevocabile, estesa e perpetua, a riprodurre, scaricare, distribuire, stampare per uso personale l’opera dell’ingegno, purché ne sia riconosciuta la paternità intellettuale; l’autore (o gli autori) rimane unico detentore dei diritti materiali e
immateriali sull’opera;
b) viene depositata in forma integrale, inclusi eventuali materiali supplementari e in un formato elettronico che rispetti uno standard internazionalmente riconosciuto, in un archivio in linea che impiega standard tecnici adeguati.
Due sono gli strumenti con cui realizzare l’Open Access:
1) il self-archiving, ossia l’auto-archiviazione dei contributi scientifici in “archivi aperti elettronici”;
2) gli open access journals, ossia una nuova generazione di periodici che non fanno pagare il servizio di accesso online, ma che prevedono forme alternative di finanziamento.
Sono proprio gli Open Archives la nuova frontiera dell’Open Access. Se gli archivi sono compatibili con il protocollo di trasporto dei metadati della Open Archives Initiative (OAI-PMH) vengono definiti “interoperabili” e i lettori possono recuperarne i contenuti dalla rete senza conoscerne la collocazione precisa grazie a motori specializzati. Esiste un software open source per l’implementazione di archivi compatibili OAI e molte istituzioni nel mondo stanno aderendo all’iniziativa. L’Open Access si intreccia così con l’Open Archives Initiative (OAI) che nasce nel 1999 con l’intento di promuovere l’interoperabilità degli archivi di e-prints per una libera disseminazione del sapere scientifico attraverso l’offerta di strumenti tecnologici open source.

Per conoscere di più sull’argomento, visita il blog di Suber:
http://www.earlham.edu/%7Epeters/fos/fosblog.html

Per orientarsi nella ormai vasta bibliografia sull’argomento, guarda la ricca “Open Access Bibliography: Liberating Scholarly Literature with E-Prints and Open Access Journals” di Charles W. Bailey:
http://www.escholarlypub.com/oab/oab.htm

Consulta la Timeline of the Open Access Movement di Peter Suber:
http://www.earlham.edu/~peters/fos/timeline.htm

Un’ottima guida è la web-bibliography di Suber sull’argomento:
http://www.escholarlypub.com/cwb/oaw.htm

Visita la pagina web della Biblioteca dedicata agli Open Archives: http://users.unimi.it/storia/biblioteca/cataloghi/risorse/strumenti/archivi.htm#OPEN%20ARCHIVES

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